Bispensiero

"Raccontare deliberatamente menzogne ed allo stesso tempo crederci davvero" - George Orwell, 1984

martedì 9 febbraio 2010

Moby Prince - Il naufrago


R. Mendicino - Ormeggio


Atto primo - CP250


Atto secondo - Il naufrago

Livorno, 10 aprile 1991.

Avevo all'epoca una decina d'anni e di questa storia ricordo di aver sentito qualcosa.


Non avevo capito nulla.

C'è una motovedetta, la CP250 della Capitaneria di Porto che indugia timida, dolcemente cullata dalle quiete onde del mare nei pressi di un'enorme petroliera in fiamme il cui nome è Agip Abruzzo.

Il comandante della Capitaneria, a bordo della CP250 con il suo equipaggio, non fa sentire la sua voce alla radio, non dà indicazioni di sorta, non coordina i soccorsi.
Fiamme. Silenzi. Morte.

E c'è poco lontano una piccola imbarcazione (appena sette metri di lunghezza) che solca le acque del porto, sono le ore 23 circa del 10 aprile 1991. La dirigono due ormeggiatori risolutamente diretti verso la motonave Moby Prince, divenuta ora una torcia consumata da lingue di fuoco, tormentata da un desolante isolamento.
Carica di 141 persone soffocate dal fumo e accerchiate dalle fiamme.

Per quanto assurdo, quello che sto per esporre è avvenuto, dunque va raccontato. Così com'è.
Nei minuti successivi all'incidente un'unica imbarcazione raggiunge la nave passeggeri incendiata: si tratta di una barchetta con a bordo due ormeggiatori senza bussola né estintori a disposizione che gira intorno alla Moby Prince, desolata e spettrale come un villaggio abbandonato dopo il saccheggio.
Richiamati da alcuni fischi lunghi e ripetuti i due uomini si fanno più vicini, individuando così una sagoma umana aggrappata alla ringhiera di poppa.
E' uno dei mozzi presenti sulla Moby Prince. E' sano e salvo. L'unico.

Sono le 23:42 e uno degli ormeggiatori si sgola alla radio sul canale d'emergenza, quello ascoltato da tutti: "CP siamo alla tua sinistra! Punta sulla nave per favore! C'è ancora gente, ci dice questo naufrago che abbiamo raccolto!" e ancora "Abbiamo raccolto un naufrago, dice che c'è ancora gente sulla nave! Sto parlando della nave che era in collisione!".
Dalla CP nessuna risposta.
Quella stessa voce si rivolge allora a chiunque altro possa sentirla in quei terribili attimi: "Un naufrago l'abbiamo già raccolto. Adesso abbiamo una CP che indugia! Andare a poppa della nave! Il naufrago ci dice che ci sono ancora dei naufraghi da salvare!".

Sono le 23:55 e l'ormeggiatore continua a sollecitare risposte. Che però non arrivano:
"Abbiamo raccolto un naufrago, ha detto cinquanta passeggeri!".
Molti ascoltano, anche chi 'indugia'.
Nessuno risponde.

Quando arriva finalmente una risposta, essa giunge dalla Capitaneria a terra e non dal comandante del porto a bordo della CP250. L'ufficiale di Marina chiede se ci sono altri naufraghi, provando così che le precedenti comunicazioni non erano cadute nel vuoto ma erano state udite da chi era sintonizzato alla radio.
La risposta dell'ormeggiatore questa volta rivela un atteggiamento completamente diverso da quello tenuto fino a quel momento: l'agitazione e l'impeto dimostrati precedentemente hanno a quanto pare lasciato il posto all'amara rassegnazione:
"Il naufrago ha detto che sono tutti morti bruciati".
Sono le ore 23:58.
Abbandonata ogni speranza di salvare delle vite nel giro di circa un quarto d'ora.
Incomprensibile.

Poco male, qualcosa ora si muove.
Su indicazione del comandante la CP250 finalmente riparte decisa.
Beh era ora che agisse in qualche modo.
E' il caposquadra dei Vigili del Fuoco presente a bordo dell'imbarcazione e impaziente per quell'inspiegabile sosta che chiede al pilota qual'è ora la destinazione:
"Il comandante deve rientrare in porto" è la risposta.

Proprio così.
Il comandante ordina il suo rientro in porto, la conferenza stampa sta per cominciare e ci sono un sacco di cose da raccontare.

Continua

lunedì 1 febbraio 2010

Pretese



"Tu pretendi troppo."

No, ti sbagli.
Sei tu.
Tu hai rinunciato alle tue aspirazioni.
Tu hai scelto di assecondare l'impazienza, il timore e, ora che paghi la tua arroganza, tenti di scrollarti di dosso la tua insoddisfazione tacciando il prossimo di inconsistenti pretese.
Se tu dovessi rimanere indietro, CHI ti aspetterebbe?

We said we'd walk
together
baby come what may
That come the twilight
should we lose our way
If as we're walking
a hand should slip free
I'll wait for you
And should I fall behind
Wait for me

We swore we'd travel
darlin' side by side
We'd help each other
stay in stride
But each lover's steps fall so differently
But I'll wait for you
And if I should fall behind
Wait for me

Now everyone dreams of a love lasting and true
But you and I know what this world can do
So let's make our steps clear that the other may see

And I'll wait for you
If I should fall behind
Wait for me

Now there's a beautiful river
in the valley ahead
There 'neath the oak's bough
soon we will be wed
Should we lose each other in the shadow of the evening trees

I'll wait for you
And should I fall behind
Wait for me

Darlin' I'll wait for you
Should I fall behind
Wait for me
Abbiamo detto che avremmo camminato insieme,
tesoro accada quel che deve
Che quando arriva il crepuscolo,
se dovessimo perdere la nostra via
Se, mentre camminiamo,
una mano dovesse scivolare dall'altra
Io ti aspetterò
E se dovessi restare indietro
Aspettami

Abbiamo giurato che avremmo viaggiato,
tesoro, fianco a fianco
Che ci saremmo aiutati l'un l'altra
a mantenere il passo
Ma ogni amante muove i propri passi
in modo differente
Ma io ti aspetterò
E se dovessi restare indietro
Aspettami

Sai, ognuno sogna
un amore duraturo e vero
Ma io e te sappiamo cosa
questo mondo può fare
Perciò muoviamo i nostri passi in modo chiaro, cosicché l'altro possa
vedere

E io ti aspetterò
Se dovessi restare indietro
Aspettami

C'è un bellissimo
fiume
nella valle di fronte
Lì sotto il ramo
della quercia
presto ci congiungeremo
Se dovessimo perderci l'un l'altra
nell'ombra
degli alberi della sera

Io ti aspetterò
E se dovessi restare indietro
Aspettami

Mia cara io ti aspetterò
Se dovessi restare indietro
Aspettami

If I Should Fall Behind - MTV Uunplugged, 1992
Bruce Springsteen, The Boss

venerdì 15 gennaio 2010

Moby Prince - CP250



Photo by Flickr

Nonostante siano trascorsi una ventina d'anni, il ricordo di quegli accadimenti è ancora vivo.
Perché esistono delle carte e delle testimonianze.
In verità, in questi casi, il reale luogo dove sono celate informazioni scomode, sovversive della quiete imposta dagli omertosi silenzi, non sono recuperabili nella memoria di qualche sopravvissuto o dai racconti di casuali testimoni oculari.
Sopravvivono nelle carte giudiziarie e nelle ricostruzioni giornalistiche di avventurosi e spericolati cronisti, persone come Enrico Fedrighini autore di Moby Prince: Un Caso Ancora Aperto.
Le bugie vengono a galla, i nodi al pettine, il puzzle continua a comporsi di nuovi pezzi rivelando un'immagine completamente diversa da quella stampata sulla scatola.
Come per IH-870 la mente umana non ammette zone oscure, quello che non si vede, ciò che non si coglie nell'immediato riesce a essere sempre più affascinante di ciò che appare evidente o che perlomeno sembra esserlo.
Non esistono tragedie che non ci riguardano.


Atto primo - CP250

C'è una motovedetta, la CP250 della Capitaneria di Porto che indugia timida, dolcemente cullata dalle quiete onde del mare nei pressi di un'enorme petroliera in fiamme il cui nome è Agip Abruzzo.
Il comandante della Capitaneria, a bordo della CP250 con il suo equipaggio, non fa sentire la sua voce alla radio, non dà indicazioni di sorta, non coordina i soccorsi.
Fiamme. Silenzi.

E' la rada del porto di Livorno e sono da poco passate le ore 23 del 10 aprile 1991; il registratore della stazione costiera IPL Livorno Radio e tutti i marittimi sintonizzati in quel momento sul canale radio 16 VHF (quello utilizzato per le comunicazioni di emergenza) hanno sentito il comandante della petroliera che si sgolava: "Una nave ci è venuta addosso!".

Ha preso così il mare una lancia di salvataggio che si è affiancata all'Agip Abruzzo per consentire il trasbordo dei naufraghi. I soccorsi funzionano: prima di mezzanotte il comandante e il suo equipaggio sono già stati tratti in salvo sulla terra ferma. L'incendio sulla petroliera alta quanto dieci piani e illuminata a giorno da un impianto luce di 40000 Watt, lunga 280 metri e carica di 82000 tonnellate di petrolio Iranian Light sta per essere domato e tutti i marinai sono in salvo.
Meno male, poteva scapparci il morto.

Un attimo, la nave.
No, non questa nave, l'altra.
La registrazione radio della comunicazione del comandante dell'Agip Abruzzo parlava di uno scontro in mare: "Una nave ci è venuta addosso!"
Quella nave.
Dov'è?
Come dov'è? Dove vuoi che sia andata a finire una nave passeggeri, dopo la collisione con una petroliera di quella stazza?
La motonave Moby Prince inondata dal carburante Iranian Light fuoriuscito dalla petroliera dopo l'urto vaga alla deriva con 141 persone a bordo, uomini, donne e bambini vicine a morire senza nessuno che tenti di salvarle.

C'è una motovedetta, la CP250 della Capitaneria di Porto che indugia timida, dolcemente cullata dalle quiete onde del mare nei pressi di un'enorme petroliera in fiamme il cui nome è Agip Abruzzo.
Il comandante della Capitaneria, a bordo della CP250 con il suo equipaggio, non fa sentire la sua voce alla radio, non dà indicazioni di sorta, non coordina i soccorsi.
Fiamme. Silenzi. Morte.


sabato 26 dicembre 2009

Mutua fascinazione


Mutua fascinazione

Pensa.
Pondera.
Distingui.

Ci sono persone che ti corteggiano e tu comprendi compiaciuto che hanno il vivo desiderio di vederti, l'Ego ringrazia.
E ci sono persone che sognano di vederti felice; a volte ti chiedi dove caspita siano finite proprio a motivo del fatto che hanno scelto di non assillarti riconoscendoti così lo status di homo sapiens e non quello di dama da compagnia.

Qualcuno ti vuole e basta.
E qualcuno si domanda innanzitutto se ti merita. Perché ha stima di te.

Alcuni si dimostrano accondiscendenti, sorgono in soccorso di ogni tuo bisogno e fugano con la loro istintiva energia qualsiasi disturbante dubbio ti metta di fronte a te stessa.
Altri maneggiano il dubbio come fosse uno scalpellino nelle mani dello scultore cosicché, dopo il confronto qualcosa è di te è stato rifinito ad arte, la perfezione, anche se nominalmente irraggiungibile, ti sembra almeno più vicina.

Vagliare i primi dai secondi fa la differenza tra sentirsi soli in mezzo a una folla o essere in compagnia, anche nel caso ti guardi intorno e ti accorgi che non c'è nessuno.
Tra l'essere felici e l'essere tristi.
Una risata divertita al posto di un sorriso cortese.

Io.
Io da solo non ci sarei mai arrivato, il mio carico non mi consente di volare.
Per fortuna che è atterrato vicino a me qualcuno più leggero, quell'insospettabile studente delle superiori la cui età è dettaglio fuorviante.
Non bisogna infatti essere vecchi per essere GRANDI.

lunedì 21 dicembre 2009

Il maggiordomo



"Una volta ho pensato di ritirarmi dalla mia posizione di maggiordomo.
'Mi serve un travestimento' aveva detto
e io pensai che fosse completamente impazzito per il dolore, soprattutto per le parole successive...
ma quando ho capito cosa voleva dire,
quando ho visto come si era arreso a un ideale...
come ha usato ogni prova, ogni dolore e ogni fallimento per fare di sé un uomo migliore...
cosa potevo fare se non piegarmi in umile ammirazione?

E tenere le sue ferite pulite e la sua uniforme stirata.
E mandarlo con la mia benedizione sulla sua strada.

Il nemico distoglierà lo sguardo per un istante soltanto, sottovalutandolo per una frazione di secondo di troppo.
E per quanto la notte sia oscura...
il Male non avrà luogo dove nascondersi."

Alfred Pennyworth

Batman - What the butler saw, 2009