mercoledì 10 ottobre 2007

Il cacciatore di aquiloni


Il cacciatore di aquiloni (film), di Marc Forster

«Sono diventato la persona che sono oggi all'età di dodici anni, in una gelida giornata invernale del 1975. Ricordo il momento preciso: ero accovacciato dietro un muro di argilla mezzo diroccato e sbirciavo di nascosto nel vicolo lungo il torrente ghiacciato. È stato tanto tempo fa. Ma non è vero, come dicono molti, che si può seppellire il passato. Il passato si aggrappa con i suoi artigli al presente. Sono ventisei anni che sbircio di nascosto in quel vicolo deserto. Oggi me ne rendo conto.» - Incipit de Il cacciatore di aquiloni


Per chi di voi ha già letto questo romanzo, ci sono buone notizie! Personalmente amo di più i grandi “classici” della letteratura; tuttavia questo romanzo secondo me è una delle migliori opere contemporanee. Scritto in prima persona, da un narratore onnisciente (cioè sa tutto di tutti in qualsiasi momento), è la storia di un ragazzo che cresce in trent’anni di storia afgana. Lo stile è facile e scorrevole. Il coinvolgimento emotivo, totale.

La buona notizia è che uno dei più apprezzati registi contemporanei, Marc Forster (l’autore di Nerverland, tanto per intenderci), ci ha fatto un film, girato in persiano (!!) e con la sceneggiatura dello stesso Hosseini (lo scrittore). L’uscita, prevista a novembre, è stata spostata al 14 dicembre (11 gennaio qui in Italia), a causa di alcune preoccupazioni per l’incolumità dei giovani protagonisti di Kabul, che in questo modo avranno il tempo di trasferirsi negli States.

Samuel

Vancouver, Beautiful British Columbia

Il cielo arancione fa da sfondo a montagne affacciate su una baia che sembrano voler abbracciare.
Un cane nero corre libero sul bagnasciuga di una spiaggia senza ombrelloni nè bagnanti.
I grattacieli impettiti e solenni nelle cui terse vetrate si specchia un cielo che va scurendosi.


Istantanee di un paesaggio che si mostra senza veli in una sera d'estate.
Manca l'elemento umano, la traduzione in sentire del semplice vedere.


Anzi no, c'è.
Dalla terrazza di un hotel gli occhi neri di una giovane donna seguono attenti l'elegante virata di un idrovolante che va a posarsi con leggerezza sul pelo dell'acqua.
Avvolta in un vestito da sera, le spalle coperte da un sobrio scialle nero, sorregge tra le braccia la sua bimba addormentata.

Una cartolina da Vancouver, Beautiful British Columbia

giovedì 20 settembre 2007

Opinioni


Gandhi, Spot Telecom, 2004

Mohandas Karamchand Gandhi: "If you want to give a message it must be a message of Love, it must be a message of Truth. I want to capture your hearts. Let your hearts clap in unison with what I'm saying. A friend asked yesterday, did I believe in one world? How can I possibly do otherwise, of course I believe in one world".

Mohandas Karamchand Gandhi: "Se volete dare un messaggio, deve essere un messaggio di Amore, deve essere un messaggio di Verità. Voglio conquistare i vostri cuori. Fate battere i vostri cuori all'unisono con quello che dico. Ieri un amico mi ha domandato se credessi davvero in un mondo unito. Come potrei fare altrimenti? Certo che credo in un mondo unito".

Winston Churchill: "un fachiro seminudo che osa salire le scale del palazzo di Sua Maestà", "un uomo disgustoso, che dev'essere lasciato morire di fame in prigione".

Albert Einstein: "Le generazioni a venire, forse, crederanno a fatica che un individuo come questo, in carne ed ossa, camminò su questa terra."

mercoledì 12 settembre 2007

Quattro anni


Quattro anni.
Sono quattro anni che passo praticamente tutte le serate del fine settimana in Città.
Da casa mia 30 kilometri all'andata, 30 al ritorno. 60 kilometri ogni sera per raggiungere persone che ritengo li valgano tutti.


La strada la conosco a memoria, l'ho percorsa centinaia e centinaia di volte e in ognuna di esse le condizioni erano diverse. Mi vengono in mente pioggia, neve e gelo d'inverno, la nebbia spesso, il sole torrido di luglio, il fresco venticello delle serate di primavera.
Entro in macchina, è l'andata, sempre piena di aspettative, dopo una settimana di scadenze da rispettare e impegni da sbrigare.
E poi il ritorno, sì, quello durante il quale il tempo sembra rallentare e casa sembra non arrivare mai. Strizzo gli occhi mentre incrocio i fari delle altre macchine, tento di rimanere sveglio nonostante la stanchezza e il sonno, ascolto "Enjoy the silence" ripensando a ciò che ho detto soprattutto a ciò che non ho detto, alle nuove persone che ho appena conosciuto, a quelle che già conosco e che valuto e rivaluto continuamente attraverso i loro atteggiamenti e scelte.


Si sa, guidare su una strada che è sempre la stessa diventa un semplice esercizio mnemonico, la mente non segue l'asfalto ma segue altri percorsi, più impervi, meno trafficati.
A volte si rende conto di aver viaggiato senza essere giunta a nulla. Pazienza.

Arrivo a casa, mi chiedo inutilmente perchè faccio sempre così tardi e punto la sveglia per il mattino dopo.
Spengo la luce, un altro viaggio sta per iniziare.