mercoledì 14 marzo 2012

War is over (?)



'One day, I could stop fighting. Because one day... I would win. One day, there will be no pain, no loss, no crime. Because of me, because I fight. For you. One day, I will win.'
(Batman #625 - 2004) 

venerdì 9 marzo 2012

Ci sarà




Ci sono valide ragioni per non voler essere qui a quest'ora della notte.
Una è che la sala d'attesa del pronto soccorso di un ospedale di provincia non si può esattamente definire un salotto dalle poltrone rigonfie e invitanti.
Sette sedie beige disposte in fila davanti alla parete scrostata e un estintore rosso senza personalità.
Uau.
Non occorre aver studiato medicina per capire che un simile arredamento spande quel tipo di tristezza in grado di aggravare qualsiasi emergenza.

Un ragazzo semi-sdraiato su una delle sedie attende il suo turno.
E' un classico, al pronto soccorso si aspetta sempre e non si capisce mai chi o che cosa.
Si aspetta. Si aspetta e basta.

Assonnata e sofferente, la sua espressione appare ancora più provata dal momento che il suo sguardo passa attraverso la porta e giunge sullo schermo del televisore acceso della sala infermieri.
Saranno le 2:45 circa e su una delle prime reti stanno trasmettendo uno di quei contenitori amati dai nostalgici e caratterizzati da spezzoni di varietà, videoclip e gag improponibili al pubblico del giorno.

'Forse era meglio stare male a casa.'

Il silenzio è un amplificatore.
Di suoni, di rumori, di pensieri.
O forse semplicemente qualcuno ha alzato il volume del televisore.

E' arrivato il momento di una coppia che canta in playback infagottata in un abbigliamento di dubbio gusto. Facce pulite, sorriso accattivante, lui addirittura vestito da matrimonio.

'Niente, dovevo aspettare domani mattina e vedere se mi
passava, sarei potuto andare dalla dottoressa.'

Canzone dal gusto nazional-popolare, ritmo scontato, sembra davvero che 'sti due tentino a tutti i costi di conquistarti facendoti (e facendosi) in continuazione l'occhiolino.

'Chissà quando esce il nuovo dei Depeche?'

"...devi crederci
    ci sarà
    una storia d’amore ed un mondo migliore..."

'DEVI CREDERCI
ehi, mi sembra un affermazione un po' forte... Devi crederci? Cosa dovrei fare io?
Eh eh che ingenui questi, ma come facevano a essere così? Davvero credevano di poter dire alla gente in che cosa doveva o non doveva credere?'

'Altri tempi, lo so.
Certo che credere a un sogno è difficile, fa quasi paura. Forse è per questo che oggi percepiamo quasi come dovere morale ridicolizzare chi tenta di avvicinarsi all'incanto.
Io ho paura di illudermi. E per di più oggi sto male, ma male veramente.
Dimmi te se una canzonetta del genere deve pure darmi da pensare...'

"...un azzurro più intenso ed un cielo più immenso
    ci sarà..."

La voce allarmata di un uomo vestito di bianco riecheggia lungo i corridoi deserti e copre le ultime note dello speranzoso ritornello:
'Una barella presto!!'

Tre infermieri si precipitano accanto a un ragazzo steso a faccia in giù sul pavimento bianco della sala d'attesa del pronto soccorso di un ospedale di provincia.

martedì 28 febbraio 2012

Ogni giorno




Succede ogni giorno.
Ma noi da qui sotto non ce ne accorgiamo.
E' proprio vero che visto da lassù, tutto è più chiaro. Tutto.

Da vedere a schermo intero, 1080 p, volume alto. No più alto.
Ecco, così.

martedì 21 febbraio 2012

Equilibrio




L'equilibrio è generalmente disprezzato, comunemente associato alla mancanza di verve e di passione.
Noioso, prevedibile, risulta deprecabile e fuori luogo in tutte quelle occasioni in cui è obbligatorio avere un'attitudine euforica o quantomeno divertita - vietato guastare la festa a coloro che amano essere travolti dai loro stessi eccessi.
O meglio, vietato esprimere un sentimento che non sia quello predeterminato in fase di pianificazione dell'evento da parte degli organizzatori.

E così tutti ad ammirare chi esagera, a invidiare con gli occhi sgranati chi oscilla con fare indegno tra un estremo e l'altro.
Applausi per chi osa. Tutti in piedi a celebrare lo spavaldo, la sfacciata, chi non teme i giudizi altrui.

Poi la platea si svuota e non c'è più nessuno che abbia voglia di divertirsi, il silenzio soffia forte come il vento e porta via ogni schiamazzo.
E chi prima stava sul palco capisce adesso che senza le altrui attenzioni non conta niente. Non esiste.
Sì ma pochi piagnistei, per favore.
E' soltanto un modo un po' traumatico attraverso il quale si realizza che nella vita le proporzioni contano, meritano rispetto.

E allora poi di nuovo tutti con il naso all'insù a contemplare in silenzio l'equilibrista che con grazia e agilità si muove a piccoli passi misurando ogni mossa. Questa volta tutti in piedi a celebrare l'uomo misurato, composto e padrone di sé.
Il funambolo non cerca gli applausi, non tenta di accattivarsi il pubblico perché non se lo può permettere.
L'equilibrio è concentrazione, è correzione lieve del movimento che persiste, è disciplina fisica e mentale.
L'equilibrio è una condizione particolare.
Cattura l'attenzione, richiama gli sguardi. Impone il silenzio di chi osserva.
L'equilibrista non si acclama, non si adora, si ammira e basta. 
In alcuni casi lo si stima persino, quando le luci si spengono e continui a pensare a quello che ti ha insegnato nonostante non abbia detto niente.

Considerazioni probabilmente inutili queste.
Dispiace constatare che, tragicamente, l'unico momento in cui si riesce a dare all'equilibrio l'importanza che merita è 
     mentre si cade.

sabato 7 gennaio 2012

Resta






"Se volete che vostro figlio sia intelligente, raccontategli una fiaba; se volete che sia molto intelligente, raccontategliene di più." (Albert Einstein)


Non è questo tempo di sogni, non c'è tempo di dormire normalmente, tanto meno a occhi aperti.
No, proprio no.
Forse però questo è il momento di raccontare qualcosa.
E' che non lo facciamo più da tanto tempo e questo è il vero dramma: dovremmo davvero tutti sederci intorno a un fuoco per ascoltare rapiti, i visi illuminati di toni rossi, gialli e arancioni dalle fiamme, i crepitii dei legni incendiati che riempiono le pause e i silenzi di un affabulatore che, senza fretta alcuna, inframmezza un periodo e l'altro con uno stanco respiro.

Davvero, le storie sono potenti. E quando una di esse ti colpisce al cuore te ne accorgi sovente il mattino dopo, quando al risveglio, realizzi tra uno sbadiglio e l'altro, di averci pensato tutta la notte.
Chissà, forse parlava di te.

Vorrei dunque che mi si raccontasse una storia.

Che parli di dame virtuose e di cavalieri senza macchia.
Di sconfitte dolorose e di vittorie insperate.
Della fede e del coraggio, del sacrificio, della menzogna e della paura.
Voglio ascoltare la descrizione dei cattivi nella loro meschinità, dei buoni e della loro generosità, del calore implacabile del deserto, della profondità oscura degli abissi e dei suoi placidi e misteriosi guardiani.

Raccontami di spade lucenti estratte dai foderi, di frecce che, scoccate nella foresta, sibilano sorde prima di colpire il bersaglio, di ingiustizie e di giustizieri, di grotte inaccessibili sinistramente illuminate da torce ardenti.

Di ciò che accade nei cuori degli uomini, in quelli corrotti dei cattivi, in quelli eroici dei buoni. E poi, come spesso accade, chi o che cosa li ha fatti passare da una parte all'altra. Perché.

Voglio sapere dove affonderanno pugnali a lama ondulata affilati e intinti nel curaro, i kriss, stretti intorno alla vita di orientali di cui si scorgono soltanto gli occhi fiammeggianti.
A quale personaggio insospettabile condurranno le indagini svolte da quel gentleman dall'intelletto raffinato che veste una mantellina e fuma la pipa. Proprio come il suo amico, non riusciamo neanche noi a capire come faccia, alla fine, ad avere sempre ragione.

Resta qui.
Non importa come finisce, raccontami una storia.

Parlami di me.