domenica 28 gennaio 2007

L'amore, quello perso



Lo sapevo che ci saremmo cascati. Che dopo aver brillantemente veleggiato per un paio di mesi nei pescosi mari del nulla saremmo stati risucchiati dal vortice del chiacchiericcio sentimentale e dei discorsi da sabato sera. Discuterne è come infilarsi in un campo minato e richiedere automaticamente l’iscrizione al club degli sfigati. Ma tant’è …

Ti chiedi perché l’amore, quello vero, quello che ti spacca le budella e ti devasta l’anima non è quasi mai corrisposto. Beh forse la risposta è implicitamente contenuta nella stessa domanda. Perché questo amore, quello che ti infiamma dentro le ossa, non può che spingerti a comportarti come uno stupido innamorato ovvero l’esatto opposto di ciò che una donna cerca, più o meno inconsapevolmente, in un uomo … per lo meno nelle fasi iniziali di un rapporto.

Ci piace pensare, di solito, che l’amore sia una questione esclusiva di misteriosi sentimenti, di chimica, di affinità elettive. Anche … ma è soprattutto, purtroppo, il campo di battaglia di estenuanti e banali meccanismi psicologici. Le chiamano tattiche (1). Persino gli adolescenti le conoscono: “Non rispondere”, “Fatti desiderare”, “Falla ingelosire”, “Alterna interesse e indifferenza”. E la cosa buffa è che funzionano. Ignora questi meccanismi e la catastrofe piomberà improvvisa.

Ma il grande amore ti lascia la lucidità per impostare tattiche, per dissimulare i tuoi sentimenti, per costruire un’immagine di te carismatica e accattivante? Più probabilmente ti spingerà a consegnarti mani e piedi legati al tuo amore carnefice che, inconsapevolmente, dopo averti archiviato nell’elenco delle prede acquisite e sicure registrerà un repentino calo di interesse per te.

“Ci hanno ficcato in testa questa zingarata che in amore vince chi fugge, come se amare fosse la finale dei cento metri piani. E ripetiamo il copione all’infinito. Ma in amore non vince chi fugge. Vince chi ama, anche se in premio, il più delle volte, ricevi il trofeo della tua solitudine. Avremo comunque conquistato noi stessi. Ti pare poco?” Jack Folla

(1) Dalla trasmissione radiofonica Alcatraz

3 commenti:

flyingsoon ha detto...

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Anonimo ha detto...

Che cosa, nella Notte Bianca, può averti portato a pensare ciò???

Un saluto!

Anonimo ha detto...

Amore perso, amore trovato, amore ritrovato...quanto ne potremmo scrivere...amore travolgente, passionale, tumultuoso come quello del giovane Werther che non vede altra soluzione all'infuori della morte alla pedita di quell'amore tanto desiderato e agognato:quando Lotte(la protagonista delle sue attenzioni) si rende conto di amarlo gli si concede ma immediatamente dopo lo allontana. E' la fine: non ha più senso continuare a vivere. Un amore così forte, metafisico, da portare ad un'azione tanto drastica quanto consapevole. C'è chi lo considera un vaneggiamento, un amore irrealizzabile, senza motivo di esistere; ma, parole dello stesso werther, "possono essere fantasmi, se ci rendono felici?".Amore come equilibrio, sicurezza e stabalità...amore come quello di Albert, l'antagonista di Werther, un amore giornaliero, antitetico, lontanissimo rispetto a quello del giovane amante.Ma un amore che "funziona", che dà sicurezza a Lotte, tanto da riportarla a sè anche dopo la scoperta dell'amore per Werther.Allora..qual'è il vero amore?O meglio, è amore perso o trovato?E' vero,"in amore non vince chi fugge. Vince chi ama, anche se in premio, il più delle volte, ricevi il trofeo della tua solitudine. Avremo comunque conquistato noi stessi. Ti pare poco?".Si cade per rialzarsi: Werther questa forza non l'ha avuta.

Questo commento non vuole essere una risposta: non credo esistano risposte in amore. Qualunque opinione è valida, nessuno può essere contraddetto. Esistono tattiche e allo stesso tempo queste spariscono. La spiegazione sta al fondo: cerchiamo di spiegare qualcosa senza averne i mezzi, un attimo pensiamo di aver capito tutto e dopo un pò ci rendiamo conto di non sapere nulla.Come si fa a "spiegare" l'amore?!"Parlare di musica è come ballare di architettura",il senso è quello.
Però non riusciamo a farne a meno, i discorsi finiscono quasi inevitabilmente per convergere sempre lì. Cerchiamo sempre una soluzione, la chiave di volta, in una frase, in una canzone, in un film che ci illumini, ci aiuti: è fantastico!
Un giorno, prima o poi, la "spiegazione" la troveremo, ma in una persona, viva, pulsante: sta a noi decidere se essere Werther o Albert. O forse, meglio, semplicemente noi stessi.